Lee Cronin e La Mummia: Un Tentativo Terrificante ma Meno Originale del Previsto

Instructions

Il più recente adattamento del franchise de 'La Mummia', nato nel lontano 1932, giunge nelle sale cinematografiche accompagnato da notevoli aspettative, specialmente da parte del regista Lee Cronin. Dopo aver già dimostrato il suo talento con opere come 'Hole – L'abisso' e il più recente 'La casa – Il risveglio del male', Cronin ha scritto e diretto il film, distribuito da Warner Bros. Pictures nei cinema italiani a partire dal 16 aprile. Questa nuova interpretazione si propone di presentare una figura del mostro radicalmente diversa dalle precedenti versioni, come potranno constatare sia il cast, composto da Jack Reynor, Laia Costa, May Calamawy, Natalie Grace e Verónica Falcón, sia il pubblico. Cronin ha dichiarato che non è mai stata realizzata una versione 'davvero terrificante' della Mummia, ma la sua affermazione trova effettivo riscontro in questo nuovo capitolo?

Il film di Lee Cronin offre una prospettiva audace e cruenta sulla figura della mummia, ma fatica a trovare una propria identità a causa di eccessivi richiami ad altri capisaldi del genere horror, come 'Poltergeist', 'Insidious', 'Conjuring' e soprattutto 'L'esorcista'. Nonostante l'abilità del regista nel creare un'atmosfera angosciante e una fotografia 'malata' che ben si sposa con il tema della decomposizione, la narrazione si affida troppo spesso a espedienti narrativi già visti, come il male che corrode la famiglia dall'interno e l'uso dei più giovani come catalizzatore della paura. La continua alternanza di scenari, tra il dramma familiare negli Stati Uniti e le indagini in Egitto, appesantisce il montaggio e diminuisce l'impatto emotivo complessivo. Sebbene il film mostri sprazzi di umorismo nero che ne impediscono il totale collasso, la sensazione predominante è quella di un'opportunità mancata, dove il potenziale di innovazione viene soffocato da una dipendenza eccessiva da cliché e da una trama che non concede sufficiente libertà all'elemento orrorifico, riducendolo a una prevedibile catena di eventi.

L'Approccio di Cronin e la Trama

La famiglia Cannon, composta dal giornalista Charlie (Jack Reynor), dalla moglie Larissa (Laia Costa) e dai figli Sebastian e Katie, vive al Cairo. La loro vita viene sconvolta dal rapimento di Katie, avvenuto durante una tempesta di sabbia, per mano di una donna misteriosa dotata di poteri insoliti. Nonostante le indagini della detective Dalia Zaki (May Calamawy), che si rivelano confuse e infruttuose, i genitori stessi finiscono sotto sospetto. Otto anni dopo, la famiglia si è trasferita nel New Mexico, dove nel frattempo è nata un'altra figlia, Maud. Qui, una sconcertante notizia riaccende la speranza: Katie è stata ritrovata viva, mummificata all'interno di un sarcofago millenario. Tuttavia, il ricongiungimento si trasforma rapidamente in un incubo. L'adolescente Katie (Natalie Grace) è irriconoscibile, con un aspetto necrotico e comportamenti violenti e animaleschi, portando con sé una forza oscura che minaccia la famiglia. La detective Zaki è costretta a riaprire il caso, mentre Charlie, Larissa e la nonna Carmen (Verónica Falcón) cercano disperatamente di comprendere la natura dei comportamenti di Katie e il pericolo che rappresentano.

Lee Cronin tenta di dare una nuova veste al personaggio della Mummia, distaccandosi dalle interpretazioni più convenzionali. Il suo obiettivo dichiarato è quello di realizzare una versione realmente spaventosa del mostro, promettendo un'esperienza cinematografica che vada oltre il semplice remake. La narrazione si concentra sulla famiglia Cannon e sul trauma del rapimento di Katie, che ritorna a casa trasformata da una forza malevola. Questo approccio si propone di esplorare il terrore attraverso dinamiche familiari e la perdita dell'innocenza, utilizzando i bambini come catalizzatori della paura, una tecnica già esplorata nel suo film d'esordio 'Hole – L'abisso'. La trama si sviluppa con un ritmo incalzante, alternando momenti di dramma familiare a sequenze investigative, sebbene questa struttura frammentata possa talvolta minare la coesione narrativa. Il film cerca di infondere una paura più viscerale e meno patinata rispetto alle versioni precedenti, immergendo lo spettatore in un'atmosfera di crescente inquietudine.

Un'Interpretazione Meno Incisiva

Il percorso di Lee Cronin per affermarsi come regista di genere prosegue con 'La Mummia', un'opera che, seppur ambiziosa, si confronta con il rischio di non mantenere le alte aspettative create dai suoi precedenti lavori. La scelta di anteporre il proprio nome al titolo iconico del film, quasi a voler apporre un marchio distintivo, evidenzia il desiderio del regista di offrire una visione personale e innovativa. L'intenzione di Cronin è chiara: allontanarsi dalle derive mainstream che hanno caratterizzato le recenti incarnazioni della Mummia, come quelle action-horror con Tom Cruise o le avventure comedy di Brendan Fraser. Tuttavia, proprio in questo tentativo di distinguersi, il film rivela i suoi limiti. Sebbene si cerchi di proporre tonalità più crudeli e brutali, coerenti con la produzione Blumhouse e Atomic Monster di James Wan, il film finisce per attingere in modo eccessivo a tropi già consolidati nel genere horror, come il male che si insinua all'interno della famiglia e l'assedio domestico.

La critica principale rivolta a questa nuova interpretazione risiede nella sua mancanza di originalità. Anziché reinventare il classico personaggio, il film si limita a riproporre elementi già visti, soffocato da continui riferimenti a opere come 'Poltergeist', 'Insidious' e 'Conjuring', e con un'eccessiva dipendenza da 'L'esorcista'. Questa insistenza su ispirazioni altrui e una trama che spesso si basa sulla passività o la distrazione dei personaggi per giustificare i propri colpi di scena, riduce l'impatto complessivo del terrore. Sebbene la regia di Cronin mostri abilità nel non limitare l'audio ai soli jumpscare e nel creare una fotografia 'malata' che esalta il tema della decomposizione, il montaggio affaticato dalla continua alternanza tra dramma familiare e indagini diminuisce la coesione. L'umorismo nero presente in alcuni momenti, soprattutto grazie al personaggio della nonna messicana, offre un tocco di leggerezza, ma non è sufficiente a bilanciare la sensazione di un'occasione perduta, dove il potenziale innovativo del male viene fin troppo controllato e spiegato, riducendolo all'ennesima catena di eventi prevedibili.

READ MORE

Recommend

All