Il film "Domani interrogo", diretto da Umberto Carteni e interpretato da Anna Ferzetti, presenta un ritratto autentico di un'insegnante che si confronta con le complesse dinamiche di una classe in un contesto scolastico ai margini della società. La pellicola, basata sull'omonimo romanzo di Gaja Cenciarelli, si addentra nelle vite dei giovani studenti, esplorando temi di abbandono, riscatto e la ricerca di un significato in un ambiente spesso ostile. La narrazione bilancia momenti di dramma con tocchi di ironia, offrendo una prospettiva toccante sulla resilienza umana e sull'importanza delle relazioni intergenerazionali.
Nel suo ultimo lavoro cinematografico, Umberto Carteni, già noto per opere come "Diverso da chi?" e "Quasi orfano", affida ad Anna Ferzetti il ruolo di una professoressa che non è l'archetipo dell'eroina scolastica, ma piuttosto una figura profondamente umana, intrisa di contraddizioni. Il regista la descrive come "non un'eroina, ma un essere umano pieno di contraddizioni: empatica e ostinata, fragile e ironica, sola ma mai sconfitta". La sua quotidianità è permeata dalla sfida di guidare la Quinta A, una classe di studenti problematici, trasformando un atto ordinario in qualcosa di straordinario. La storia, che prende ispirazione dal romanzo di Gaja Cenciarelli, farà il suo debutto nelle sale cinematografiche giovedì 19 febbraio, grazie alla distribuzione di Vision Distribution e alla produzione di On Production in collaborazione con Rai Cinema e Disney+.
Oltre alla protagonista, il cast include talenti come Fabio Bizzarro, Zoe Massenti, Sara Silvestro e Yothin Clavenzani, insieme a Paterne Sassaroli, Anita Serafini, Morgan Sebastian Wahr, Lorenzo Bagalà, Federico Micheli, Mounir Khlifi, Manuela Zero e Massimo Foschi. Insieme, danno vita a un racconto che trascende i limiti dell'istituzione scolastica, esplorando le intricate esistenze di questi ragazzi, spesso etichettati come "tempo sprecato". La trama si sviluppa come un dramma che, con sapiente uso di ironia e profondità, affronta concetti quali le seconde opportunità, l'accettazione di sé, le perdite, la tenacia, la forza interiore e le rivincite personali. La sua uscita giunge in un periodo storico in cui il dibattito pubblico è polarizzato su questioni che toccano direttamente la realtà sociale rappresentata nel film.
Nelle sue riflessioni sulla pellicola, Umberto Carteni sottolinea come il film adotti una doppia prospettiva, alternando lo sguardo della professoressa, affettuosamente soprannominata "Pressoré", con quello dei suoi allievi. La macchina da presa si muove con discrezione, come un osservatore silente, tra due universi che sembrano non poter comunicare: l'esperienza adulta, segnata da ferite invisibili e una vitalità incrollabile, e l'adolescenza, intrisa di fragilità e ribellione. Il tutto si svolge sullo sfondo di una scuola situata nelle periferie di Roma, a Rebibbia. Il regista evidenzia che la periferia romana, con i suoi edifici degradati, i cortili imbrattati di graffiti e le finestre che si affacciano su un paesaggio urbano grigio, non è solo una scenografia, ma un vero e proprio personaggio che riflette il tumultuoso mondo interiore dei giovani.
La trama si concentra su una professoressa di inglese, inizialmente intimorita dai suoi studenti, ma fermamente convinta del valore educativo intrinseco della scuola. Si ritrova assegnata a un liceo particolarmente difficile a Rebibbia, dove i suoi colleghi sembrano aver ormai perso ogni speranza nei confronti della classe più problematica, un amalgama di diverse culture urbane. Tra l'uso di droghe, famiglie disfunzionali, spaccio, le prime esperienze amorose, storie di sesso e un senso generale di rassegnazione, i giovani sembrano dissipare le loro giornate tra vizi, l'ossessione per i telefoni cellulari e pregiudizi radicati, convinti che la vita al di fuori della scuola sia solo ostile e inaccessibile per loro. La professoressa, o "Pressoré" come viene chiamata, si trova di fronte a una scelta: fuggire come i suoi predecessori, ignorare la situazione o affrontare questa "gabbia di leoni" senza difese. Nel suo tentativo, non sempre coronato da successo, di comprenderli, riesce a entrare nei loro cuori, dando un senso non solo al loro percorso educativo ma anche alla sua stessa vocazione di insegnante.